GEA, da sempre vicina alle imprese italiane, ha istituito uno speciale osservatorio sulla crisi determinata dal Covid-19 al fine di raccogliere riflessioni e stimoli su come affrontare l’emergenza, gestire la crisi, prepararsi alla ripartenza e ripensare alle strategie post-recupero.
In questa sezione gli articoli di un Cahier GEA che vedrà per i prossimi mesi l’uscita di diversi approfondimenti e messe a fuoco settoriali o trasversali.
Rimaniamo a vostra disposizione per condividere e confrontarci in questo difficile momento. Abbiamo appositamente creato una email covid19@gea.it dove poterci contattare.

GEA

Le opportunità della discontinuità

Le opportunità della discontinuità

La pandemia che stiamo vivendo ha generato una quantità di modifiche nei comportamenti di consumo e di acquisto in tutto il mondo. Questi cambiamenti repentini hanno spiazzato la capacità dei sistemi di produzione e distribuzione dei Fast Moving Consumer Goods (FMCG) di rispondere in modo adeguato, o perfino sufficiente, alla domanda dei mercati. Il blocco di tutto il settore di bar, ristoranti e alberghi (horeca) e le restrizioni agli spostamenti hanno indotto la concentrazione di tutta l’alimentazione della famiglia all’interno della casa. Il saldo di volume avrebbe dovuto, in teoria, rimanere identico e invece no. La produzione alimentare è finita sulle montagne russe: chi deve tagliare ordini e chi ha importanti invenduti. E le fasi si succedono in modo imprevedibile. In linea generale possiamo identificare alcuni macro-fenomeni e immaginare una serie di risposte adatte a trasformare questo problema in opportunità per molti produttori. Passiamo in rassegna le azioni suggerite e le loro possibilità di implementazione.

Clicca qui per scaricare il PDF "Le opportunità della discontinuità" di Luigi Consiglio

GEA

Come rafforzare la struttura finanziaria delle imprese colpite dal lockdown

Come rafforzare la struttura finanziaria delle imprese colpite dal lockdown

La maggior parte dei settori dell’economia italiana subirà un forte impatto a seguito del lockdown e della lenta ripresa successiva; le ultime stime convergono su una variazione negativa del PIL 2020 dell’ordine del 9%, solo parzialmente compensata dalla ripresa nel 2021 vista tra il 4 e il 6%. Le prime stime sulla produzione industriale del bimestre marzo-aprile 2020 indicano un calo nel bimestre superiore al 50% rispetto all’anno precedente, che non sarà recuperato con una cosiddetta ripresa “a V”, per numerosi motivi legati all’offerta (calo di produttività delle imprese), al commercio internazionale (supply chain “ingessate” e Paesi ancora in lockdown), alla domanda (aumento della disoccupazione e del risparmio precauzionale delle famiglie).  In aggiunta, questa volta numerosi comparti dei servizi subiranno un impatto ancora più forte rispetto all’industria, a causa del blocco del turismo, che pesa attorno al 13% del PIL, e al lockdown prolungato di ristorazione, bar, spettacoli e sport. Ci dobbiamo preparare a un lungo periodo di difficoltà dell’economia e delle imprese di ogni dimensione.

Clicca qui per scaricare il PDF "Come rafforzare la struttura finanziaria delle imprese colpite dal lockdown" di Cristiano Grosa

GEA

l settore del fashion dopo l’emergenza

Il settore del fashion dopo l’emergenza

Siamo ancora nel mezzo della crisi mondiale dovuta alla pandemia di Coronavirus, ma tutti i maggiori osservatori, uffici studi e consulenti (noi inclusi) stanno pubblicando le valutazioni e le previsioni circa l’impatto economico – oltre che umanitario – della crisi.
Nel Fashion, molti retailers (da Esprit, Karstadt, La Halle, fino a Scarpe e Scarpe) hanno attivato le procedure di salvaguardia societaria, e anche i grandi gruppi internazionali del lusso hanno annunciato risultati in forte calo nel primo trimestre del 2020 (-20% / -30% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso) e prevedono un secondo quarter estremamente difficoltoso.
Da un punto di vista economico, gli elementi su cui non sembrano esserci dubbi sono l’entità enorme del danno, le incognite legate alle dinamiche della ripresa, e soprattutto la permanenza anche ad emergenza finita di alcune abitudini che metà della popolazione mondiale sta sperimentando in queste lunghe settimane.
Mentre nella prima fase più acuta l’attenzione è stata giustamente posta sulla tutela della salute e della vita delle persone, indipendentemente dai costi correlati, in questo momento – intravedendo l’uscita dalla fase più critica da un punto di vista sanitario e una graduale riduzione delle limitazioni in alcuni paesi – le imprese iniziano a concentrarsi sull’obiettivo della loro stessa sopravvivenza.

Clicca qui per scaricare il PDF "l settore del fashion dopo l’emergenza" di Luciano Giannetti e Luca Crippa

GEA

Bisogna imparare a disimparare quello che si è appena imparato

Bisogna imparare a disimparare quello che si è appena imparato

Nella storia della logistica c’è stato un passaggio fondamentale. Quando si è intuito che operando sulla logistica della singola impresa si ottenevano risultati solo parziali, visto che a un certo punto i costi si spostavano semplicemente da un’azienda all’altra, legate tra di loro in una catena di fornitura.
Emerge il concetto di Supply Chain Management. Sul quale si sono scritte -e lette- tonnellate di carte in Europa e negli Stati Uniti.
In questo modo si è consolidata una cultura. La cultura della collaborazione tra le imprese, la cultura dei dati condivisi, del costo totale, del win win, del servizio praticamente infinito.
Di risultati pratici, le teorie della Supply Chain non è che ne hanno forniti tanti. Ma un effetto importante possiamo dire che l’hanno raggiunto: la consapevolezza di ciò che avviene lungo una catena della fornitura così come la conoscenza dei costi che ogni azione comporta.
Oggi, quando le imprese dialogano tra loro, i rapporti sono molto chiari, tutti sanno di cosa si parla, di ogni azione si intuiscono le conseguenze.
Bene, tutto ciò ha portato ad un sistema rodato che sta sviluppando oggi un grande servizio, assortimenti molto ampi, una produzione sempre più flessibile, costi sapientemente gestiti.

Clicca qui per scaricare il PDF "Bisogna imparare a disimparare quello che si è appena imparato" di Claudio Ferrozzi

GEA

Non sprechiamo la crisi

Non sprechiamo la crisi

La situazione nella quale ci troviamo a causa del Covid-19 ha messo in evidenza quanto siamo esposti e vulnerabili ai rischi. E per rischio intendiamo qualunque avvenimento che possa influire sulla domanda o sulla nostra capacità di rispondere alla domanda del mercato.
Ad oggi la priorità è innanzitutto sopravvivere, mettendo in campo azioni volte alla riduzione dei costi, e in secondo luogo uscire dall’emergenza identificando le modalità più adatte a riprendere l’attività. Ma questa è una occasione da non sprecare per rilanciare le nostre imprese adottando nuovi modelli, tecnologie e strumenti e magari il nostro paese.
Per pochi si tratterà di un semplice ritorno al passato, mentre per la maggioranza il percorso sarà più articolato e saranno necessarie trasformazioni anche profonde che oggi si possono solo intravedere. Sarebbe quindi poco lungimirante guardare solo al breve senza considerare interventi che ci possano rendere non solo più resilienti a future situazioni di rischio, ma anche più competitivi. Sarebbe come ricostruire una casa danneggiata da un terremoto senza adottare tecniche antisismiche. 
Impariamo dalla crisi Covid-19 per rispondere ad altri eventi che potrebbero portare conseguenze analoghe e che nello scenario economico attuale non sono purtroppo improbabili.

Clicca qui per scaricare il PDF "Non sprechiamo la crisi" di Gianpaolo Fascina

 

  • 2 di 3