GEA, da sempre vicina alle imprese italiane, ha istituito uno speciale osservatorio sulla crisi determinata dal Covid-19 al fine di raccogliere riflessioni e stimoli su come affrontare l’emergenza, gestire la crisi, prepararsi alla ripartenza e ripensare alle strategie post-recupero.
In questa sezione gli articoli di un Cahier GEA che vedrà per i prossimi mesi l’uscita di diversi approfondimenti e messe a fuoco settoriali o trasversali.
Rimaniamo a vostra disposizione per condividere e confrontarci in questo difficile momento. Abbiamo appositamente creato una email covid19@gea.it dove poterci contattare.

GEA

l settore del fashion dopo l’emergenza

Il settore del fashion dopo l’emergenza

Siamo ancora nel mezzo della crisi mondiale dovuta alla pandemia di Coronavirus, ma tutti i maggiori osservatori, uffici studi e consulenti (noi inclusi) stanno pubblicando le valutazioni e le previsioni circa l’impatto economico – oltre che umanitario – della crisi.
Nel Fashion, molti retailers (da Esprit, Karstadt, La Halle, fino a Scarpe e Scarpe) hanno attivato le procedure di salvaguardia societaria, e anche i grandi gruppi internazionali del lusso hanno annunciato risultati in forte calo nel primo trimestre del 2020 (-20% / -30% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso) e prevedono un secondo quarter estremamente difficoltoso.
Da un punto di vista economico, gli elementi su cui non sembrano esserci dubbi sono l’entità enorme del danno, le incognite legate alle dinamiche della ripresa, e soprattutto la permanenza anche ad emergenza finita di alcune abitudini che metà della popolazione mondiale sta sperimentando in queste lunghe settimane.
Mentre nella prima fase più acuta l’attenzione è stata giustamente posta sulla tutela della salute e della vita delle persone, indipendentemente dai costi correlati, in questo momento – intravedendo l’uscita dalla fase più critica da un punto di vista sanitario e una graduale riduzione delle limitazioni in alcuni paesi – le imprese iniziano a concentrarsi sull’obiettivo della loro stessa sopravvivenza.

Clicca qui per scaricare il PDF "l settore del fashion dopo l’emergenza" di Luciano Giannetti e Luca Crippa

GEA

Bisogna imparare a disimparare quello che si è appena imparato

Bisogna imparare a disimparare quello che si è appena imparato

Nella storia della logistica c’è stato un passaggio fondamentale. Quando si è intuito che operando sulla logistica della singola impresa si ottenevano risultati solo parziali, visto che a un certo punto i costi si spostavano semplicemente da un’azienda all’altra, legate tra di loro in una catena di fornitura.
Emerge il concetto di Supply Chain Management. Sul quale si sono scritte -e lette- tonnellate di carte in Europa e negli Stati Uniti.
In questo modo si è consolidata una cultura. La cultura della collaborazione tra le imprese, la cultura dei dati condivisi, del costo totale, del win win, del servizio praticamente infinito.
Di risultati pratici, le teorie della Supply Chain non è che ne hanno forniti tanti. Ma un effetto importante possiamo dire che l’hanno raggiunto: la consapevolezza di ciò che avviene lungo una catena della fornitura così come la conoscenza dei costi che ogni azione comporta.
Oggi, quando le imprese dialogano tra loro, i rapporti sono molto chiari, tutti sanno di cosa si parla, di ogni azione si intuiscono le conseguenze.
Bene, tutto ciò ha portato ad un sistema rodato che sta sviluppando oggi un grande servizio, assortimenti molto ampi, una produzione sempre più flessibile, costi sapientemente gestiti.

Clicca qui per scaricare il PDF "Bisogna imparare a disimparare quello che si è appena imparato" di Claudio Ferrozzi

GEA

Non sprechiamo la crisi

Non sprechiamo la crisi

La situazione nella quale ci troviamo a causa del Covid-19 ha messo in evidenza quanto siamo esposti e vulnerabili ai rischi. E per rischio intendiamo qualunque avvenimento che possa influire sulla domanda o sulla nostra capacità di rispondere alla domanda del mercato.
Ad oggi la priorità è innanzitutto sopravvivere, mettendo in campo azioni volte alla riduzione dei costi, e in secondo luogo uscire dall’emergenza identificando le modalità più adatte a riprendere l’attività. Ma questa è una occasione da non sprecare per rilanciare le nostre imprese adottando nuovi modelli, tecnologie e strumenti e magari il nostro paese.
Per pochi si tratterà di un semplice ritorno al passato, mentre per la maggioranza il percorso sarà più articolato e saranno necessarie trasformazioni anche profonde che oggi si possono solo intravedere. Sarebbe quindi poco lungimirante guardare solo al breve senza considerare interventi che ci possano rendere non solo più resilienti a future situazioni di rischio, ma anche più competitivi. Sarebbe come ricostruire una casa danneggiata da un terremoto senza adottare tecniche antisismiche. 
Impariamo dalla crisi Covid-19 per rispondere ad altri eventi che potrebbero portare conseguenze analoghe e che nello scenario economico attuale non sono purtroppo improbabili.

Clicca qui per scaricare il PDF "Non sprechiamo la crisi" di Gianpaolo Fascina

 

GEA

Cosa resterà dello Smart Working finita l’Emergenza Covid-19

Quasi tutte le aziende in questo periodo di lock-down e di restrizione forzata si sono dovute adeguare loro malgrado ad operare in Smart Working, in ottemperanza ai numerosi decreti del periodo COVID.
Una modalità non certo nuova dal punto di vista degli strumenti utilizzati per le video conferenze - Skype, Zoom, Teams, Meets solo per citare alcune applicazioni che hanno avuto ampio utilizzo - o per quei ruoli manageriali comunque abituati ad operare in video call, sebbene con minore intensità o frequenza di questo periodo.
Certamente invece si è trattato di un nuovo modo di lavorare per la maggior parte del bacino potenziale di 5 milioni di addetti italiani (impiegati e quadri) che operano di norma con una postazione di lavoro informatizzata, considerato che prima dell’epidemia COVID solo 570.000 di questi utilizzavano almeno parzialmente una forma di lavoro da remoto.

Clicca qui per scaricare il PDF "Cosa resterà dello Smart Working finita l’Emergenza Covid-19" di Tito Zavanella e Cristiano Grosa

GEA

L'impatto del Covid-19 sulla Logistica

L’impatto del Covid-19 sulla Logistica

Del settore della Logistica e del Trasporto si è parlato durante l’emergenza solo marginalmente.
E certamente molto poco da un punto di vista umano, non citando abbastanza coloro che - pur nell’emergenza - sono dovuti restare a lavorare nei magazzini o a bordo di un camion per consegnare delle merci, a rischio di contagio.
Non si parla di eroi, come medici o infermieri, ma di persone comunque meritevoli di un ringraziamento corale da parte di tutti noi concittadini.
Fatta questa doverosa premessa, dobbiamo riflettere su cosa ha funzionato bene e cosa meno nella Logistica del nostro Paese, per uscirne tutti più consapevoli e preparati per affrontare il dopo, chiedendoci: “cosa è mancato durante l’Emergenza Covid-19 che se ci fosse stato sarebbe stato meglio” ed anche “cosa nelle comuni prassi è servito a poco e sarebbe bene non ci fosse in futuro”.

Clicca qui per scaricare il PDF "L'impatto del Covid-19 sulla Logistica" di Tito Zavanella

  • 2 di 3