GEA, da sempre vicina alle imprese italiane, ha istituito uno speciale osservatorio sulla crisi determinata dal Covid-19 al fine di raccogliere riflessioni e stimoli su come affrontare l’emergenza, gestire la crisi, prepararsi alla ripartenza e ripensare alle strategie post-recupero.
In questa sezione gli articoli di un Cahier GEA che vedrà per i prossimi mesi l’uscita di diversi approfondimenti e messe a fuoco settoriali o trasversali.
Rimaniamo a vostra disposizione per condividere e confrontarci in questo difficile momento. Abbiamo appositamente creato una email covid19@gea.it dove poterci contattare.

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Nuovi mercati, nuovi contesti, nuove Supply Chain

Nuovi mercati, nuovi contesti, nuove Supply Chain

I mercati globali continuano a crescere ma le relazioni internazionali diventano sempre più complesse: non possiamo “navigare a vista” e la “ritirata domestica” non può essere un’opzione. L’attuale crisi Covid-19 ha messo in evidenza un passaggio “epocale”, come possiamo procedere?

La crisi “Coronavirus” ha cambiato il modo di “vedere il mondo e la nostra società”, portando all'attenzione generale alcuni temi finora non sempre così evidenti:
• livello di “interconnessione” della società “globale” (velocità e ampiezza della diffusione del virus);
• collegamento delle economie (mercati locali/mercato globale, mercati sviluppati/emergenti);
• complessità delle “nuove Supply Chain” (lunghezza, articolazione, demand shock/supply shock).
Allo stesso tempo ha mostrato alcuni elementi di un “futuro già presente”:
• importanza dei “nuovi mercati”;
• modelli di vita e di sviluppo alternativi (modalità di lavoro, megacities/sviluppo urbano distribuito, sviluppo ecosostenibile);
• ruolo delle Tecnologie Digitali.
Forse “niente di nuovo”, ma sicuramente una “nuova evidenza” e il momento opportuno per ripensare i modelli operativi delle aziende e le Supply Chain del prossimo futuro.

Clicca qui per scaricare il PDF "Nuovi mercati, nuovi contesti, nuove Supply Chain" di Marco Alberti

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Le imprese familiari possono salvare l'Italia

Le imprese familiari possono salvare l'Italia

La pandemia sta rallentando, ma l’impatto sulla economia deve ancora manifestarsi nella sua reale portata. Uscendo di casa cominciamo a vedere i danni del suo passaggio. Gli interventi deliberati devono ancora concretizzarsi e dimostreranno la loro efficacia solo nel tempo. Il peso della burocrazia resta soffocante e ostacola l’economia reale.
Non eravamo preparati ad un evento di questa portata. Non avevamo le competenze, solo in parte recuperate attraverso team di esperti tra i quali è purtroppo mancata una rappresentanza imprenditoriale. E non abbiamo le risorse, perché di risorse ne abbiamo sprecate giorno dopo giorno per decenni.
Da troppi anni ci manca una strategia industriale e si percepisce un sentimento anti impresa quando invece dovrebbe svilupparsi una forte e trasparente collaborazione partecipativa tra Stato, Istituzioni e Imprese.

Clicca qui per scricare il PDF "Le imprese familiari possono salvare l'Italia" di Gianpaolo Fascina

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Reagire, progettando il cambiamento

Reagire, progettando il cambiamento

Nei mesi scorsi, l’emergenza sanitaria e le conseguenti restrizioni alle attività economiche e sociali hanno imposto alle imprese profondi cambiamenti. Le aziende rimaste operative hanno dovuto riorganizzarsi in corsa, con azioni riconducibili all’igienizzazione degli ambienti, al distanziamento tra le persone e al maggiore ricorso allo smart working.
Ora, grazie al maggiore tempo a disposizione e alla maggiore disponibilità di dispositivi sanitari e attrezzature, tali azioni vengono via via migliorate ed estese a tutti i settori di attività, con il procedere della riapertura.
Partendo dall’osservazione di questa progressiva “messa a punto” degli interventi della prima ora, intendiamo esporre alcune riflessioni relative al successivo passaggio – molto delicato – che dal superamento dell’emergenza porta alla fase della convivenza con le nuove condizioni.

Clicca qui per scaricare il PDF "Reagire, progettando il cambiamento" di Marco Chinello

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Ripensando la Fashion Supply Chain

Ripensando la Fashion Supply Chain

Nel mondo del Fashion, pur nella diversità dovuta a contenuti e caratteristiche proprie dei diversi posizionamenti, la Supply Chain ha in genere due obiettivi fondamentali:
• il completamento dello spunto creativo attraverso la definizione di alcuni materiali e processi;
• la realizzazione e concretizzazione del prodotto nel rispetto degli obiettivi di qualità, servizio e costi.
La crisi legata alla pandemia in corso ha messo in luce in maniera drammatica la fragilità legata alla complessità, alla lunghezza e alle caratteristiche delle catene di approvvigionamento di questo settore.
Nei segmenti del mercato di massa e dei posizionamenti intermedi, spesso i capi sono realizzati in Asia con tessuti ed accessori prodotti in Europa. Queste filiere hanno tempi di attraversamento elevati (4-6 mesi), dovuti alla definizione e acquisizione di materiali, alla produzione ed infine al trasporto, che avviene prevalentemente via nave. Ne consegue una forte inerzia nel rispondere a sollecitazioni improvvise come quelle avvenute recentemente, con funnel produttivi e di approvvigionamento riempiti con grande anticipo rispetto alla domanda finale.
L’aspetto geografico non è però l’unico elemento. Le catene di fornitura legate ai posizionamenti più elevati e al mondo del lusso, con caratteristiche di maggior artigianalità, sono in generale più “corte”, localizzate prevalentemente in Italia, Francia e nel resto dell’Europa, ma si sono comunque dimostrate estremamente fragili. In questo caso i problemi principali sono la carenza di alternative di fornitura attivabili rapidamente e la ridotta forza finanziaria dei partner.
Tutte queste criticità strutturali sono emerse con forza al momento di ripartire, esasperate dalla situazione di emergenza, che ha portato fornitori e negozi ad essere saturi di merce primaverile ed estiva, ormai utilizzabile solo per vendite in saldo o per essere riportata al prossimo anno.

Clicca qui per scaricare il PDF "Ripensando la Fashion Supply Chain" di Luciano Giannetti e Luca Crippa

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La riscoperta della casa

La riscoperta della casa

Dopo quasi 2 mesi di quarantena forzata, dove abbiamo vissuto nelle nostre case e ci siamo necessariamente abituati a cambiare radicalmente i nostri comportamenti, ci accorgiamo che forse varrebbe la pena sistemare qualcosa all’interno di questo guscio che ci ha protetti dal nemico invisibile. In un paese dove la maggioranza delle famiglie vive in case di proprietà, la voglia di migliorare il luogo in cui sempre di più si vive e si vivrà sarà trainante.
In questi giorni ho visto tanta gente, davanti a porte e finestre spalancate, con il pennello in mano. Una rinfrescata ai vecchi serramenti, o alle pareti ingiallite da anni di bassa cura. Non è difficile imparare, il do it yourself costa molto poco, ed il risultato è appagante. Le pareti rinfrescate danno un senso di igiene e di pulito che ci fa vivere meglio all’interno dei locali.
Non andremo in vacanza ad agosto. O se ci andremo sarà per pochi giorni. Dobbiamo risparmiare per i tempi difficili, cioè per domani e dopodomani.
Ma se non spenderemo duemila euro in vacanza, magari potremo permetterci di condizionare qualche locale, per stare meglio in casa quando il caldo morderà. Se oltre a condizionare si potesse anche sanitizzare l’aria sarebbe persino meglio.
Magari metteremo delle zanzariere, magari cambieremo qualche infisso sugli affacci più rumorosi.

 

Clicca qui per scaricare il PDF "La riscoperta della casa" di Fabrizio Tellarini

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